Cartellonismo cinematografico

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Oggetto di una generosa donazione compiuta nel corso del 2004 da Filippo Lo Medico (Bagheria 1924 – 2016) anche in memoria dei fratelli Giovanni e Vincenzo, protagonisti con lui della gestione di una storica sala cinematografica bagherese tra il 1927 e i primi mesi del 1984, il ricco corpus della Collezione è costituito da una variegata selezione di materiali non filmici tra cui, principalmente, manifesti di vari formati, locandine e fotobuste che nella loro esposizione permanente hanno sussidiato due direttrici di lettura: quella della Storia del Cinema in generale e quella della storia culturale di una città, Bagheria, nella più particolare Storia dei Cinema Nazionale e Imperia (già Littorio).

La collezione inizia il suo percorso dal cinema muto proiettato a Bagheria con “La Wally”, 1932, dalla programmazione cinematografica d’epoca fascista, chiusa tra cinema di propaganda e scelta autarchica, da collegare alle cinematografie europee a quel tempo sconosciute in Italia (quali la cecoslovacca e ungherese o la svedese e tedesca), al ritorno sugli schermi del cinema americano e dello star-system hollywoodiano, con cui riparte nel dopoguerra.

Straordinariamente significativo è l’incontro con il neorealismo ed il mondo cinematografico di Zavattini, De Sica e con il cinema di genere, per finire con le nouvelles vague europee, con il nuovo cinema americano e gli omaggi a Fellini e Tornatore.

Un percorso parallelo ed autonomo accanto ai titoli ed ai nomi di interpreti e registi è quello delle illustrazioni che interpretano con una sola immagine lo spirito di un intero film, rappresentando un veicolo popolare di mediazione culturale ed in tal senso questa Collezione schiera le firme più illustri della cartellonistica cinematografica italiana.

Anselmo Ballester e Luigi Martinati che esercitarono una sorta di monopolio negli anni ’30 e ’40, autori quotati anche nelle principali case d’asta internazionali.

Ercole Brini, Rinaldo Geleng, grande amico di Fellini, Enrico De Seta, caricaturista che con Fellini lavorò al “Marc’ Aurelio”, il ritrattista Angelo Cesselon, Manfredo Acerbo, Silvano Campeggi che si firma Nano, Ermanno laia, i fratelli Giuliano e Lorenzo Nistri, e ancora Averardo Ciriello e poi Manno, Marino, Favalli, Fiorenti e Fratini, Carlantonio Longi e tanti altri, per finire con pittori come Duilio Cambellotti e lo stesso Renato Guttuso, autore dei bozzetti per “Riso Amaro” e dell’affiche per “Kaos”.

Al cartellonismo cinematografico come strumento che ha coltivato una cinefilia quale modo amoroso di impossessarsi del cinema (la Collezione Lo Medico ne è un autentico esempio) si sono aggiunti altri canali costruiti sui pixel del video grazie al mercato dei DVD o sui palinsesti notturni della TV generalista o sulla nuova frontiera più frequentata dalle ultime generazioni, a partire dalla rete.

Ed è in tale direzione che si è ritenuto utile e stimolante integrare, nel 2004, l’apertura della sezione museale dedicata alla cinematografia con liberi interventi di due video di artisti siciliani, Ester Sparatore e Giuseppe Stassi che prendendo spunto dalle immagini della Collezione hanno creato “derivazioni” di elaborazioni elettroniche, unitamente ad altre modalità e sgranature della citazione filmica collegandole ad una impalcatura conservativa, quella storico-archivistica con l’intervista a Filippo Lo Medico, in un dialogo che ha reso ancora più viva una passione e una militanza mai sopita.