Il Museo

Nato nel 1973 grazie alla generosa donazione di alcune opere da parte del maestro Renato Guttuso, il Museo è la testimonianza del profondo legame dell’artista con la sua città natale, Bagheria. Il valore che il luogo natio aveva assunto nella memoria dell’artista lo accompagnerà per tutta la vita, nonostante i lunghi periodi trascorsi a Roma e il rapporto complesso, a tratti contraddittorio, con i conterranei. Un rapporto che rappresenta l’aspetto centrale della impalcatura strutturale del Museo, arricchitosi negli anni grazie alle ulteriori donazioni di Fabio Carapezza Guttuso.

L’imponente collezione, oggi esposta al pubblico tra il primo ed il secondo piano del corpo di fabbrica centrale del complesso monumentale di Villa Cattolica, è così composta:

  • - 50 dipinti
  • - 60 disegni eseguiti dal pittore bagherese a partire dai suoi primissimi esordi (1924), fino alla fine della sua attività (1986).
  • - l’Edicola, l’unica sua grande scultura (1965).
  • - Opere provenienti dalla sua collezione privata, formata da 70 dipinti, 8 sculture, 30 disegni dei maggiori protagonisti del panorama artistico del XX secolo.

La collezione deriva in gran parte dalla rete di legami e sodalizi intrattenuti da Renato Guttuso con gli esponenti della scena artistica che hanno attraversato il Novecento. Le opere (in molti casi ricche di dediche) sono spesso regali o scambi che hanno assunto un particolare valore nella sfera esistenziale del pittore bagherese, delle quali decise di privarsi solo per la donazione al Museo.

Il complesso monumentale di Villa Cattolica è il frutto di trasformazioni e adattamenti di un’antica masseria fortificata con torre e baglio, appartenente prima ai borghesi, poi ai Padri Carmelitani di Palermo, quindi alla famiglia Bonanno che l’acquistò nel 1736 per farne residenza estiva, a poche miglia dalla capitale del viceregno.

Il complesso monumentale resta legato alla potente famiglia Bonanno fino al suo tramonto, nel XIX secolo. Dalla seconda metà dell’Ottocento per Villa Cattolica ha inizio una serie di usi diversi: funse da ricovero durante un’epidemia del colera e in quello di caserma delle truppe borboniche di stanza a Bagheria. Poi, venne acquistata da Gioacchino Scaduto, esponente di una operosa famiglia borghese della città, per essere destinata ad abitazione e sede di uno stabilimento per la produzione di conserve alimentari.

Dal 1948 la famiglia Scaduto riprese la produzione, interrotta a causa della seconda guerra mondiale, organizzando una fabbrica di cosmetici al piano terra del corpo di fabbrica centrale e proseguendo nell’attività per circa un decennio. Negli anni Sessanta, in linea con l’orientamento economico della città, viene avviata la produzione di limoni.

Con l’affitto del piano nobile della villa da parte dell’Amministrazione comunale di Bagheria, nel 1973 ebbe inizio per Villa Cattolica il processo di trasformazione e di destinazione da uso privato a quello pubblico. Nasce così la Civica Galleria d’Arte moderna e contemporanea di Bagheria.

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