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Accoglie una raccolta di gessi e marmi bianchi, visibili anche dall’esterno attraverso la grande vetrata. Lo spazio è dominato da un’opera di Mario Rutelli, artista che con Ximenes e Trentacoste rappresenta quella linea di monumentalità intrisa di potere e di carattere, a volte abbagliata da una fresca vena naturalistica o infiorata dalla flessuosa eleganza decorativa del Liberty. È un trittico di grandi statue in gesso raffigurante Bacco, la Sicilia, Pan, del 1891, collocata in un’edicola architettonica lignea, le cui colonne sono sagomate con canne.
Nel percorso sono esposte due opere dello scultore Silvestre Cuffaro, artista che opera parallelamente alla pittura di Quattrociocchi nel solco del tradizionale naturalismo. Il bassorilievo in pietra Il sogno del pastore, seconda esecuzione dell’originale in terracotta del 1932, è stato fonte di ispirazione per il poeta futurista bagherese, Giacomo Giardina. La visione d’apostolo, del 1935, scultura carica di emozione, sebbene novecentista.
Nel 1861, appena nato il regno d’Italia, a Firenze si tenne la prima Esposizione Nazionale, seguirono quella di Milano nel 1881 e di Torino nel 1884. A Palermo l’Esposizione Nazionale si svolse dal 15 novembre 1891 al 5 giugno 1892. l’esposizione di Palermo rappresentò una vetrina importante dello stato della Sicilia dal punto di vista del suo sviluppo culturale, sociale ed economico. Quindi ruolo rilevante ebbero gli stand dedicati ai lavori di restauro già effettuati in Sicilia, quelli dell’arte contemporanea, dell’agricoltura, dell’artigianato e dell’industria siciliana in rapporto anche con espositori provenienti da resto d’Italia. Un importante settore dell’esposizione palermitana fu rappresentato dall’agricoltura e dunque dall’enologia. All’esposizione, solo per citare alcune località poste ad est della città di Palermo, assieme ai vini prodotti dalle uve della contrada Corvo di Casteldaccia, del duca Enrico Alliata di Salaparuta, erano presenti anche i vini prodotti nelle terre di Bagheria di Benso duca della Verdura, della marchesa di Mortillaro e quelli prodotti a Santa Flavia da Giorgio Maggiacomo e a S.Onofrio (Altavilla Milicia) dal marchese di Collalto.
Il vino Corvo di Enrico Alliata partecipò fuori concorso essendo il nobile, presidente della Commissione ordinatrice enologica dell’esposizione palermitana, ciò nonostante il vino bianco, rosso e i vini da dessert Corvo ebbero un enorme successo. Ed infatti così si espressero i contemporanei: «I vini del duca di Salaparuta presenta un battaglione di bottiglie del suo vino Cordo, che s’avvia a diventare celebre e non solo in Italia».
Lo stand dei vini Corvo venne realizzato da Mario Rutelli (1859-1941) su incarico di Enrico Alliata. Da una foto pubblicata nella Revue universelle del maggio 1901, si legge per intero l’originaria composizione che nella scenografia di un tempio dorico, pubblicizza il “Bianco” e il “Rosso” della Vini Corvo nei triglifi e nelle metopi della trabeazione. Sono mancanti gli elementi pittorici, realizzati sul retro dei banconi per la degustazione e, l’aquila reale, emblema di Palermo, posta nel timpano.